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Il ritorno dei Benedettini a Collemaggio

Luogo d’eccellenza, non solo per la comunità aquilana, quanto all’arte, alla storia e alla spiritualità, la Basilica e l’annessa Badia di Santa Maria Assunta che sorgono a Collemaggio scaturirono dalla famiglia benedettina e nel seno di questa prosperarono nell’arco di più di mezzo millennio. Non è stata dunque una novità, ma un felice ritorno, quella del recente affidamento del governo di Collemaggio ai Benedettini.

Entrato nella vita monastica sotto le insegne benedettine, San Pietro Celestino, più di mezzo secolo prima della sua breve missione alla guida della Chiesa Cattolica, fondava intorno al 1240 la Congregazione dei Celestini, la quale restò nell’ambito dell’Ordine benedettino e di quest’ultimo assunse la Regola, come poi formalmente sarebbe stato decretato il 1° Giugno 1263 da Papa Urbano IV e successivamente confermato il 22 Marzo 1274 da Papa Gregorio X.

Quella dei Celestini non è stata l’unica famiglia religiosa diramatasi dal solido ceppo benedettino, vantando la medesima provenienza anche, tra gli altri, i Camaldolesi, gli Olivetani, i Silvestrini. Nei loro primi secoli di vita, i Celestini si caratterizzarono per un particolare inasprimento della già rigorosa Regola benedettina: mangiavano di magro tutto l’anno; nel tempo d’Avvento si astenevano anche dai latticini; al Venerdì Santo si concedevano solo pane e acqua; digiunavano nei Mercoledi e Venerdi dall’Esaltazione della Croce alla Quaresima; indossavano solo camicie di panno ruvido sotto le tonache bianche.

Quello che nel frattempo era diventato l’Ordine dei Celestini ottenne piú tardi un riordinamento dei suoi statuti benedettini con la bolla “Etsi cunctos”, emanata da Celestino V, da poche settimane consacrato Romano Pontefice presso la Basilica di Collemaggio da lui stesso fondata. La bolla è infatti datata “L’Aquila, 27 Settembre 1294” e in tal modo precede di due giorni l’emanazione della bolla istitutiva della Perdonanza.

Dopo le avversità patite sotto il pontificato di Bonifacio VIII, che di Celestino V aveva revocato tutti i provvedimenti, l’Ordine riprese vigore grazie a Benedetto XI, successore di Bonifacio e patrono di quella rinascita che per tutto il Trecento avrebbe visto i Celestini diffondersi in gran parte d’Europa.

«In che breve spazio di tempo per tutta Italia sorsero tanti sacri istituti del suo ordine!», osservava Francesco Petrarca nell’appassionato elogio dedicato a Celestino nel “De vita solitaria”. Se breve fu il tempo occorso per la brillante affermazione dell’Ordine, si diluì invece nell’arco di oltre trent’anni la soppressione dei Celestini, che nel momento della loro massima floridezza erano stati titolari di quasi 150 monasteri, sparsi in Italia, Francia, Boemia, Inghilterra, Spagna, Belgio, etc. La soppressione cominciò in Francia nel 1778. Nel Regno di Napoli ebbe luogo nel 1807 e nel resto d’Italia nel 1810. Gli ultimi tre vescovi celestini sopravvissero per non pochi anni alla scomparsa dell’Ordine: Cipriani resse la Diocesi di Veroli dal 1814 al 1843, Durini quella dei Marsi dal 1818 al 1823 e quella di Aversa dal 1823 al 1844, Zannini, infine, la Diocesi di Veroli dal 1854 al 1857.

Collemaggio, dunque, è rimasta priva della guida benedettina a partire dal 1807. Con decreto dell’Arcivescovo Metropolita dell’Aquila, i Benedettini vi hanno fatto ritorno nella primavera del 2005.

 

 

 

 

Stemma
dell'Abbazia di Collemaggio


 

 

 

 

 


 

 

 

 

 


 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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